Una delle domande più frequenti che riceviamo dagli imprenditori riguarda la modalità più efficiente per remunerare i soci che svolgono anche il ruolo di amministratori: conviene percepire un compenso da amministratore oppure distribuire dividendi?

La risposta non è univoca. La convenienza dipende da diversi fattori, tra cui:

Vediamo quindi le principali differenze tra compenso amministratore e dividendo, analizzando vantaggi e svantaggi di ciascuna soluzione.

Compenso amministratore: come funziona

Il compenso amministratore è il compenso riconosciuto al soggetto che svolge l’attività di amministrazione della società. Dal punto di vista fiscale presenta alcune caratteristiche importanti. Uno dei principali vantaggi è che il compenso amministratore rappresenta un costo deducibile per la società. Ai sensi dell’art. 95 comma 5 del TUIR, i compensi agli amministratori sono deducibili nell’esercizio in cui vengono corrisposti. Questo significa che riducono la base imponibile IRES della società.

Tassazione per l’amministratore

Per l’amministratore il compenso è tassato con IRPEF progressiva e con contributi previdenziali alla Gestione Separata INPS. Poiché il compenso si cumula con gli altri redditi, può spingere il contribuente verso scaglioni IRPEF più elevati, aumentando il carico fiscale complessivo.

Aspetto previdenziale

Il compenso amministratore comporta il versamento di contributi previdenziali. Questo aspetto ha due implicazioni, aumenta il costo complessivo e contribuisce però alla maturazione della pensione.

Dividendi: cosa sono e come vengono tassati

Il dividendo rappresenta la distribuzione degli utili ai soci della società. A differenza del compenso amministratore, il dividendo non rappresenta un costo per la società, ma una distribuzione degli utili dopo il pagamento delle imposte societarie.

Tassazione dei dividendi

Per le persone fisiche non imprenditori, i dividendi sono generalmente soggetti a: ritenuta a titolo d’imposta del 26%. Questo significa che la tassazione è fissa e il dividendo non si cumula con altri redditi IRPEF. Dal punto di vista fiscale, questo può risultare vantaggioso soprattutto per chi ha già redditi elevati. Un altro elemento da considerare è che i dividendi possono essere distribuiti solo dopo l’approvazione del bilancio, salvo presenza di riserve disponibili. Non rappresentano quindi un’entrata periodica certa come il compenso amministratore.

Confronto pratico: compenso vs dividendo

Per comprendere meglio le differenze, possiamo osservare un esempio semplificato.

Esempio

Importo lordo: 72.000 euro

Compenso amministratore

Dividendo

In questo scenario il dividendo consente un netto più elevato per il percettore. Tuttavia bisogna ricordare che il compenso amministratore riduce le imposte della società, mentre il dividendo viene distribuito dopo la tassazione societaria.

Quando conviene il dividendo

La distribuzione di dividendi tende ad essere più conveniente quando:

In questi casi la tassazione fissa del 26% può risultare più efficiente rispetto alla tassazione IRPEF progressiva.

Quando conviene il compenso amministratore

Il compenso amministratore può essere più conveniente quando:

Inoltre il compenso consente di mantenere una pianificazione fiscale più flessibile.

 

La soluzione più efficiente: una strategia combinata

Spesso la pianificazione fiscale più efficiente consiste in una combinazione tra compenso amministratore e dividendi, calibrata sulla situazione specifica della società e dei soci.

Questa strategia consente di:

Conclusione

La scelta tra compenso amministratore e dividendi non può essere affrontata con una regola generale valida per tutti. Ogni situazione richiede un’analisi personalizzata che tenga conto di:

Una valutazione professionale permette spesso di ottenere risparmi fiscali significativi e una gestione più efficiente della remunerazione dei soci.

 

Lo Studio Mancini supporta imprenditori e società nella pianificazione fiscale e societaria.

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