Dal 2026 il regime della flat tax per i nuovi residenti in Italia prevede un’imposta sostitutiva sui redditi esteri pari a 300.000 euro annui, in aumento rispetto ai precedenti 200.000. Raddoppia anche l’importo dovuto per ciascun familiare che aderisce al regime, che passa a 50.000 euro l’anno. La modifica ha sollevato interrogativi sulla convenienza del trasferimento della residenza fiscale in Italia. Tuttavia, una valutazione tecnica dimostra che il regime continua a rappresentare, per determinate categorie di contribuenti, uno strumento di pianificazione fiscale internazionale altamente efficiente.

Come funziona il regime

Introdotto nel 2017, il meccanismo consente alle persone fisiche che trasferiscono la residenza fiscale in Italia di optare per un’imposta fissa sui redditi prodotti all’estero, indipendentemente dal loro ammontare. Restano invece tassati in via ordinaria i redditi di fonte italiana.

Quando può ancora convenire

L’elemento centrale è la prevedibilità del carico fiscale: per soggetti con redditi esteri particolarmente elevati — dividendi, plusvalenze, proventi finanziari o partecipazioni internazionali — un’imposta predeterminata può risultare significativamente più efficiente rispetto alla tassazione progressiva ordinaria.

In un contesto internazionale in cui diversi Paesi hanno ridimensionato regimi analoghi, l’Italia mantiene uno strumento chiaro e strutturato, che continua a essere competitivo per patrimoni di dimensioni rilevanti.

Pianificazione prima del trasferimento

Il trasferimento della residenza fiscale richiede un’analisi preventiva accurata: verifiche sulla residenza effettiva, coordinamento con le convenzioni contro le doppie imposizioni, eventuali implicazioni nel Paese di provenienza e corretta gestione delle strutture patrimoniali estere.

La convenienza del regime non può essere valutata in astratto, ma solo attraverso una pianificazione personalizzata e integrata.